Pra’, «Grida, minacce e fughe dal Rems», la struttura che ha sostituito i manicomi giudiziari
Succede sulla alture, in località Fagaglia, dove gli abitanti, esasperati e spaventati, dopo anni di richieste di intervento alle istituzioni sempre cadute nel vuoto, ora hanno deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica che sarà inviata per conoscenza alla Asl, alla Regione al Comune e al Municipio
La legge 81 del 2014 ha stabilito la chiusura dei “manicomi giudiziari” (ancora prima detti manicomi criminali) e la loro sostituzione con strutture residenziali, le Rems, “Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza” che dipendono dalle Asl. Ogni Regione deve farsi carico delle persone che hanno commesso reati anche molto violenti sul suo territorio, violenti fino alle estreme conseguenze dei loro gesti, che non sono punibili perché malate psichiatriche, ma che sono considerate pericolose se lasciate libere. Un caso per tutti, quello di Pietro Bottino, detto “lo squalo”, nel 2017 al Rems di Pra’ perché aveva messo insieme 20 anni di condanne ed era considerato socialmente pericoloso. Nel suo curriculum il tentato omicidio della fidanzata, lanciata dalla finestra 19 anni prima, le sparatorie nel corso delle quali aveva gambizzato due ultras nella sede di un club di tifosi. Come se questo non fosse bastato, aveva sparato anche a due persone semplicemente perché “colpevoli” di averlo superato con l’auto. Nell’aprile di quell’anno scappò dalla struttura di Pra’ e si schiantò con la moto che qualcuno gli aveva fatto trovare. La storia del Rems del ponente genovese è costellata di fughe. Nel mese in cui scappò lo Squalo ci furono ben 3 fughe, ad esempio.

I vecchi ospedali psichiatrici giudiziari erano stati definiti dal Consiglio d’Europa <luoghi di tortura> dove i malati mentali venivano non di rado legati e segregati. I Rems creano altri problemi, come quelli che denunciano, adesso, i cittadini di via Fedelini, il località Fagaglia, appunto sulle alture di Pra’: urla, insulti, minacce, apprezzamenti pesanti alle donne, poi le griglie scavalcate e le fughe. Con le forze di polizia, ma anche la Polizia locale a cui sono affidati i Tso anche in questa situazione particolare. che si lanciano all’inseguimento di queste persone che, lo ricordiamo, sono nella struttura perché sono socialmente pericolose.
I residenti parlano di 4 fuggitivi (probabilmente, dicono, poi catturati, perché non si sono avute ulteriori notizie) tra maggio e giugno. Negli ultimi 3 anni i residenti della zona ne hanno visto almeno altri 3 scalvalcare. Una contadina che abita poco distante racconta di essersene trovati due in giardino.
<Vivere in questo modo è impossibile> dicono i residenti, che sono terrorizzati e, aggiungono, avrebbero visto tutti i loro appelli cadere nel vuoto. Con la direttrice della struttura un dialogo, aggiungono c’è, ma poi non porta ricadute positive concrete.
Così ora stanno preparando un’esposto alla Procura della Repubblica che consegneranno per conoscenza al Comune, alla Regione e al Municipio e, soprattutto alla Asl per chiedere non solo che le misure di sicurezza atte ad evitare le fughe siano più credibili ed efficaci, ma anche che i ricoverati non possano vedere quello che accade nei loro spazi dove più nessuno è libero di vivere serenamente perché arrivano grida, parolacce, commenti scurrili e minacce dalle griglie a pochi metri dalle loro case. Col rischio concreto (e non sarebbe certo la prima volta, di trovarsi faccia a faccia con una delle persone fuggite dalla struttura. Le petizioni fatte in passato sono cadute praticamente nel vuoto. Ora gli abitanti non sono più disposti a sopportare.




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